...e la natura andò a dormire

Testo di Jacqueline Putzu

Disegni di Greta Garbati

 

I.

La Natura era soddisfatta: creare gli animali non era certo cosa da poco e lei, senza falsa modestia, stava facendo un ottimo lavoro. Aveva a disposizione tutti i colori dell’arcobaleno e poi code, zampe, corna, di tutte le forme e dimensioni. Non c’era limite alla sua fantasia, tutto poteva essere combinato come desiderava!

Aveva cominciato con i mammiferi, che riteneva fossero gli animali più complessi quindi i più impegnativi da creare. Iniziò dai roditori; il primo fu il topolino. Purtroppo uno le cadde proprio mentre stava dando gli ultimi ritocchi e sfortuna volle che cadesse proprio di muso! Il topino si mise a piangere – “Con questo muso schiacciato mi vergogno persino di uscire di casa!” – La Natura ci penso un po’ su, poi guardò nello scatolone delle ali, ne prese due che pensava potessero fare al caso suo e le regalò al topino in lacrime dicendogli – “Sì è vero, hai il musetto un po’ schiacciato, ma grazie a queste ali potrai volare!”

Il topino si asciugò le lacrime – “Queste ali sono bellissime, ma preferisco comunque non farmi vedere troppo in giro…” La Natura allora prese un’altra decisione per aiutare il topolino: gli ingrandì le orecchie e gli diede un udito formidabile. “Grazie a questo udito potrai volare e cacciare di notte!”. Il topino si illuminò – “Volare di notte e orientarmi grazie ad un udito finissimo? Che meraviglia, è come avere un superpotere! Ma… di giorno cosa faccio?” – chiese il topino alato.

“Di giorno dormi e ti riposi!” – rispose la Natura.

Fu così che nacque il topino alato, che la Natura battezzò pipistrello.

Dopo i roditori la Natura cominciò a impegnarsi su animali più grandi. Creò l’asino, il cavallo e il mulo, poi decise di osare un po’ di più, fece delle strisce e nacque la zebra. Non volendo esagerare la dipinse in bianco e nero, perché a strisce colorate le sembrava veramente troppo, però poi prese coraggio e per le strisce della tigre usò tre colori. A quel punto ci prese veramente gusto: fece il giaguaro a macchie piccole e la giraffa a macchie grandi, si inventò cani, gatti e cavalli a macchie, a strisce, a pallini e chi più ne ha più ne metta!

Purtroppo però tra gli animali nacque qualche discussione; il leone era geloso del ghepardo e brontolava – “Perché quello lì oltre ad avere un bellissimo mantello maculato, può anche correre come il vento? Non è giusto!” – la Natura per zittire il brontolone gli regalò allora una splendida criniera e lo nominò Re della Foresta. Il leone se ne andò tutto soddisfatto agitando la sua nuova criniera e la Natura tirò un sospiro di sollievo.

Ma i problemi non erano finiti; anche il camoscio reclamava - “Come mai lo stambecco ha tutto quel popò di corna e le mie invece sono così piccole e insignificanti? Vorrei proprio saperlo!”. – la Natura pensò che era proprio difficile accontentare tutti, e provò a regalare al camoscio un bel musetto colorato. Inizialmente il camoscio non sembrava molto convinto ma poi, rimirandosi in uno specchio d’acqua, decise che era un gran bel muso quello che gli aveva dato la Natura, così se ne andò zampettando felice.

Un altro problema fu sollevato dai felini, che si lamentavano perché a causa delle loro unghie affilatissime non riuscivano neanche a darsi una grattatina senza farsi male. La Natura pensò che certo non poteva togliere le unghie ai felini, a loro indispensabili! Fu a questo punto che ebbe una splendida idea, avrebbe inventato delle unghie che i felini potevano tirar fuori solo in caso di necessità, le chiamò unghie retrattili.

Uno degli ultimi mammiferi ad essere creati fu l’ippopotamo e troppo tardi la Natura si accorse di non avere delle zampe adatte a un animale così grosso! Rovistò negli scatoloni ma niente, fu costretta a dargli delle zampette troppo piccole rispetto al suo corpo. L’ippopotamo era furioso – “Il mio aspetto non mi piace affatto, sono ridicolo, così tozzo e buffo!” – La Natura non sapeva come risolvere la situazione… certo non avrebbe potuto far volare l’ippopotamo come aveva fatto con il pipistrello! Volare no… però nuotare sì! Fu così che la Natura diede all’ippopotamo una grande capacità da nuotatore e lui subito si lanciò in acqua e accidenti! In acqua sguazzava proprio alla grande!

Madre Natura era stanchissima, se ne andò a dormire pensando che per essere il primo giorno di lavoro ne aveva combinate proprio delle belle!

II.

Il giorno successivo la Natura si svegliò di buonora per ricominciare il suo lungo lavoro. Decise che avrebbe popolato gli oceani. Quanto si divertì! Creò pesci dalle forme e dai colori più sgargianti. Pesci trombetta, pesci angelo, pesci pagliaccio… così rese la barriera corallina un tripudio di colori.

Poi continuò con i pesci più grandi, che vivevano in mare aperto; il marlin veloce e luccicante, il tonno color argento, gli squali… questi ultimi le facevano un po’ paura ma la Natura sapeva benissimo che anche loro erano indispensabili all’ecosistema marino e sapeva che la loro vita era importantissima!

Quando ormai stava giungendo la sera la Natura pensò di fare qualcosa di veramente speciale, un pesce grandissimo! Si concentrò, prese a raccolta tutta la sua fantasia e creò un pesce enorme! Fu felicissima e soddisfatta, decise che il pesce si sarebbe chiamato balena e se ne andò a dormire.

La Natura fu svegliata all’alba dal Re del Mare che era molto preoccupato perché, durante la notte, la balena aveva fatto un uovo, che era finito sopra un pesce che era rimasto schiacciato come una frittella. Il Re del Mare disse che un pesce così grosso non era stata una buona idea, perché le sue enormi uova erano un pericolo per tutti gli abitanti del mare! La Natura pensò che questa volta l’aveva fatta veramente grossa e non sapeva come risolvere questa situazione. Pensa e ripensa ebbe un’idea! Avrebbe trasformato la balena in un mammifero, così avrebbe partorito dei piccoli, che appena nati sarebbero stati subito in grado di nuotare e non sarebbero caduti in testa a nessuno! Niente più uova di balena insomma! Il Re del Mare fu soddisfatto di questa soluzione, il pesce schiacciato dall’uovo di balena però non lo era altrettanto – “Scusate, vi siete forse dimenticati di me? Io che tipo di pesce sarei secondo voi?” – Il Re del Mare e la Natura si voltarono a guardare il povero pesciolino e si può proprio dire che non sapevano che pesci pigliare. La Natura però aveva mille risorse e sentenziò – “Inventerò una nuova razza di pesci, che saranno schiacciati e vivranno sulla sabbia, tu sarai il primo pesce a farne parte e ti chiamerai… dunque… questa nuova razza… un nome per una nuova razza… ecco! Ti chiamerai razza!”- “Che onore! Pensò la razza, una razza con il mio nome!” – e anche questo problema fu risolto.

La Natura pensò che si sarebbe fatta ancora un riposino prima di ricominciare il suo lavoro ma venne subito svegliata dal delfino, che le disse – “Ho saputo che la balena è stata trasformata in un mammifero, anch’io voglio essere un mammifero! Ho sentito da un pesce pappagallo che i mammiferi sono le creature più intelligenti del mondo e io voglio farne parte!” – La Natura non aveva voglia di discutere, trasformò anche il delfino in un mammifero e tornò a dormire pensando che forse quando aveva distribuito l’intelligenza al delfino aveva esagerato un po’ troppo…

III.

Quando la Natura si svegliò decise che dopo gli Oceani sarebbe stato il turno del cielo e cominciò a creare gli uccelli. Aveva tante ali e tanti becchi a disposizione; ad ogni uccello diede il giusto becco, un becco lungo e appuntito all’airone, adunco all’aquila, forte e massiccio al corvo. L’unico che si era fissato con un becco che secondo la Natura non era adatto a lui era il tucano. Gli piaceva tanto quel becco grande e colorato! Alla fine il tucano la vinse e ottenne quel becco che era quasi più grande di lui, ma come ne andava fiero!

La distribuzione delle ali invece fu molto difficile. Tutti gli uccelli volevano le ali più grandi e nella confusione la Natura si rese conto anche di aver creato lo struzzo, un uccello troppo grande per poter volare. Pensava di aver imparato la lezione con la balena e invece… Come al solito però riuscì a risolvere il problema dando alla struzzo un bel po’ di velocità. Lo struzzo non può volare ma può correre come il vento!

I problemi però sembrava non finissero mai. Anche i pinguini infatti si resero conto di non riuscire a spiccare il volo, la Natura guardò le loro zampette e pensò che certo non erano adatte alla velocità. Volare no… correre neppure… nuotare! Ecco quale sarebbe stata la capacità dei pinguini, sarebbero stati ottimi nuotatori! I pinguini si tuffarono in acqua divertendosi come dei matti e la Natura finalmente andò a dormire.

IV.

Dopo un bel sonno ristoratore la Natura fu pronta a ricominciare e decise di creare i rettili. Fu un lavoro abbastanza facile, perché i serpenti non avevano né ali, né zampe e una volta tanto sembrava che nessuno si lamentasse. Creò serpenti che si arrampicavano sugli alberi, serpenti capaci di nuotare, serpenti velenosi e anche questa volta non risparmiò i colori.

Sembrava tutto procedesse per il meglio, finché arrivò un serpentello che con le lacrime agli occhi disse – “Io di strisciare non ne voglio proprio sapere!” La Natura senza pensarci neanche un secondo gli diede le zampette, così nacque la lucertola e la Natura decise che i rettili potevano anche avere le zampe!

Tutti sembravano felici, ma la Natura vide che in un angolino c’era un altro animale che piangeva. Era la tartaruga che sosteneva di essere troppo ma veramente troppo lenta! “Non riesco neanche ad uscire di casa per procurarmi il cibo che già si fa l’ora di rientrare, questa non è vita!” – La Natura subito pensò al ghepardo che invece era velocissimo e per prima cosa decise di andare da lui a chiedere indietro un po’ di velocità da dare alla tartaruga. Il ghepardo purtroppo però non ne volle neanche sentir parlare – “Mi dispiace cara Natura, correre come il vento è troppo bello, e io alla mia velocità non voglio rinunciare” – e così dicendo schizzò via veloce come un fulmine.

La Natura non si demoralizzò e come al solito si inventò qualcosa per risolvere il problema: la tartaruga ci metteva troppo tempo a tornare a casa? Nessun problema se la casa potrà portarsela dietro! E così creò una bellissima casa per la tartaruga, un guscio solido nel quale poter dormire, nascondersi e ripararsi! Una casa trasportabile che molti animali invidiarono alla lenta tartaruga!

V.

Ecco che al risveglio la Natura decise che sarebbe stato il turno degli insetti. Prima si inventò le formiche, le prime le colorò di nero, poi decise di farle anche rosse. Poi pensò che non ci fosse nessun motivo per cui gli insetti non dovessero volare, così creò mosche, zanzare… una zanzara subito la punse e la Natura per un attimo pensò di eliminarla dalla faccia della terra ma poi si ricordò che le zanzare erano molto apprezzate da uccellini e pipistrelli che ne andavano ghiotti, quindi si tenne la pizzicata e anche il fastidioso insetto!

Si inventò anche i coleotteri e per colorarli non si risparmiò: verdi, rossi, gialli… e proprio mentre stava facendo le strisce nere a un piccolo scarabeo la Natura starnutì e schizzò con il pennello la coccinella che si riempì di puntini neri. La piccola coccinella era fuori di sé dalla rabbia – “La mia bellissima corazza, tutta macchiata!” – si lamentava. Proprio in quel momento però passò di lì una cimice, che vedendo in puntini della coccinella esclamò – “Wow! Bellissima l’idea dei puntini, li voglio anch’io!” – La coccinella sentendo queste parole pensò che in fondo questi puntini le davano un’aria originale e così fu felice di tenerseli.

La Natura si stava divertendo tantissimo a creare gli insetti, e proprio alla fine creò il più bello e colorato di tutti: la farfalla. Tutti gli altri rimasero a bocca aperta e subito cominciarono a lamentarsi perché purtroppo anche tra gli insetti esiste quella brutta malattia che si chiama invidia. Tutti infatti erano gelosi della bellissima farfalla e la Natura fu costretta a fare un cambiamento per placare le polemiche. “La bellissima farfalla manterrà i suoi splendidi colori, ma vivrà da farfalla solo pochi giorni della sua vita, il resto del tempo lo vivrà come bruco” – la farfalla non fu molto contenta della decisione ma per il quieto vivere la accettò.

La Natura ormai aveva quasi finito ma si accorse che aveva molte più zampette di quelle che effettivamente le servivano per concludere la sua opera. Siccome gli ultimi insetti che doveva creare erano i ragni decise che invece di sei zampe ne avrebbero avute otto, così non le avanzò neanche una zampetta!

VI.

Prima di andare a dormire la Natura guardò soddisfatta il suo operato. Il mondo era bellissimo: foreste, laghi, fiumi e oceani. Animali di ogni forma e dimensione che vivevano in un perfetto equilibrio. “Mi merito proprio una bella dormita” – pensò la Natura.

Ma… cosa vide? In fondo a uno scatolone erano rimasti dei pezzi inutilizzati. Cosa c’era? Un becco… una coda… un corpicino peloso…. “E’ un uccello” – disse un gabbiano che passava di lì per caso. “Ma no! Cosa dici, non vedi che non ha le ali? E’ uno di noi, è un mammifero, non vedi che ha il pelo come il mio?” – disse un topolino.

Tutti gli animali cominciarono a discutere, ognuno voleva che quest’ultimo animale facesse parte della propria categoria.

La Natura non sopportava più di sentir litigare uccelli con mammiferi, pesci con rettili e prese in mano la situazione: “Basta così!” – sentenziò. “Quest’ultimo animale sarà un mammifero. I mammiferi esultarono. “Ma” – continuò la natura – “farà le uova come i rettili e gli uccelli”. Da tutti gli animali partì un grandissimo applauso. “Lo chiamerò ornitorinco!”.

Tutti felici e contenti se ne andarono a dormire, soprattutto la Natura che era veramente sfinita. Prima di addormentarsi pensò a tutti gli animali che aveva creato, a com’era stato difficile costruire questo grande puzzle dove ogni pezzetto si incastrava alla perfezione. “Eh sì, il mondo è proprio una cosa meravigliosa” – pensò, e si addormentò serena e soddisfatta.