Il collezionista di baffi

Un collezionista di baffi aveva passato tutta la sua vita per collezionare baffi. Per questo motivo aveva già speso metà dei suoi soldi e consumato metà delle sue energie.

Possedeva però, all’interno della sua collezione, baffi di ogni tipo, dai più comuni ai più rari: c’erano infatti diverse decine di baffi a matita, curati e sottili, alcuni baffi a ferro di cavallo, che gli ricordavano tanto i cow boys d’America, baffi a tricheco, così folti che non potevi trovarne l’uscita, baffi di tricheco, qualche baffo d’altri tempi, come quelli di Guglielmo II, un baffo di donna, tre baffi di gatto, un baffo d’inchiostro blu, e chi più ne ha più ne metta…

Quando non era impegnato a cercare nuovi baffi per la sua collezione, passava il tempo a riordinarla, catalogarla, spolverarla, rimirarla, perché la collezione era per lui la cosa più cara al mondo. Tanto cara da fargli dimenticare tutto il resto.

E infatti il collezionista era rimasto persino solo, senza amici, perché a nessuno piaceva esssere meno importante di una collezione di baffi.

Poi, un brutto giorno, mentre passava una cera speciale su dei baffi a spazzolino che aveva trovato nel bagno di un autogrill, il collezionista fece una scoperta terribile.

I baffi più rari della sua collezione, quelli che per primi aveva collezionato, i più belli, i più unici, erano spariti. Erano dei fantastici baffi Dalì, lunghi quasi quindici centimetri per lato, neri, sottilissimi e davvero molto molto all’insù. Ed ora non c’erano più, si erano come volatilizzati!

Il collezionista era disperato. E così li cercò in lungo in largo per tutta la casa, ma niente.

Chiese ai vicini, e niente.

Chiamò tutti i suoi vecchi amici, ma nessuno gli rispose.

Allora andò alla polizia, ma niente nemmeno lì. Non si registrava un furto di baffi da almeno trentasette anni.

Alla fine di tutto, decise di mettersi in viaggio e girare il mondo alla ricerca dei baffi smarriti.

Andò a Parigi, fino sopra la Tour Eiffel, a Roma, al centro del Colosseo, in America, in Argentina, in Giappone, nel deserto, al polo nord e persino al polo sud.

Vide migliaia di baffi, centinaia di migliaia di baffi, ma dei baffi smarriti non c’era traccia. Niente di niente.

Il collezionista, stremato e triste, decise di tornare. E così un bel giorno, mentre stremato e senza un quattrino era sulla via del ritorno, si fermò presso un ruscello per bere un sorso di acqua fresca. Avvicinò il viso e le mani al ruscello e…

“Mah… Mah… ma quelli sono i baffi smarriti!” esclamò con stupore, sgranando gli occhi alla vista dei baffi Dalì smarriti nell’acqua limpida in fondo al ruscello.

Provò a prenderli ma i baffi si dileguarono, poi riapparvero, e allora riprovò a prenderli, e quelli si dileguarono di nuovo. Al terzo tentativo, il collezionista capì: i baffi non erano nel ruscello, ma il ruscello rifletteva l’immagine del suo viso, ed i baffi erano proprio lì, sul suo viso. I baffi Dalì erano i suoi baffi, e per questo erano diventati i più preziosi di tutta la collezione!

Ma il collezionista era così preso dalla sua collezione che dopo aver speso tutti quei soldi, consumato tutte quelle energie e perso tutti i suoi amici, aveva smessa di curarsi pure di sé stesso.

Fu da allora che della collezione se ne fece un baffo, e tornò a vivere felice e contento.