Davidino gira il mondo

Davidino era un bimbo bello e intelligente. Aveva due grandi occhi verdi e un sorriso incantevole. Era slanciato e poteva correre più veloce di una lepre.

Leggeva moltissimo, raccontava barzellette e, fra l’altro, si divertiva a progettare e costruire strane macchine meccaniche che aiutavano la mamma nei lavori domestici, oppure il babbo in giardino, o addirittura sua sorella maggiore nel fare i compiti.

Ma nonostante tutto questo, non aveva amici. E il motivo era semplice: Davidino non sopportava che qualcuno la pensasse diversamente da lui. Per questo non permetteva agli altri bambini di contraddirlo o di esprimere le proprie idee. Né tanto meno potevano farlo gli adulti, tranne che non fossero poi pronti a sopportare uno dei suoi celebri capricci…

I genitori, che lo amavano moltissimo, erano molto preoccupati e avevano provato di tutto pur di fargli cambiare idea. Lo avevano portato nei parchi più belli e più attrezzati, dove aveva incontrato nuovi bambini, gli avevano fatto conoscere nuovi amici, avevano provato con le buone, abbracciandolo dolcemente, e con le cattive, sgridandolo a voce alta, ma niente, non c’era una cosa che funzionasse. Davidino era rimasto sempre lo stesso.

Così un giorno, anche loro, convinti che quella fosse la soluzione migliore, smisero di parlare con lui.

Davidino la prese così male che pensò che non avrebbe avuto alcun senso vivere circondato da persone che si rifiutavano di ascoltarlo e di parlargli e che anzi, sarebbe stato meglio andare ad abitare da qualche parte dove non ci fosse altro che lui.

Convintosi della cosa, decise che avrebbe vissuto sotto terra: lì avrebbe finalmente potuto stare in pace.

Ma come arrivarci? Beh, si mise all’opera...

Per prima cosa progettò una gigantesca trivella, poi un giorno, di buon mattino, ne iniziò la costruzione. Ci mise così tanto impegno che in pochi giorni la trivella fu pronta.

A Davidino non restava che fare le valigie e partire verso la sua nuova casa.

Salito a bordo, azionò gli enormi ingranaggi e la trivella, con un rumore infernale, iniziò a forare il terreno.

Trivellando trivellando, in men che non si dica Davidino raggiunse una caverna situata a qualche metro di profondità. Poiché la caverna era attraversata da un fiumiciattolo sotterraneo, vi era acqua in abbondanza; inoltre c’erano diversi anfratti, alcuni dei quali piuttosto spaziosi ed accoglienti, nei quali avrebbe potuto sistemarsi comodamente. Fu così che Davidino decise di fermarsi lì: ecco, quella sarebbe diventata la sua nuova casa.

Ma dopo alcuni giorni, la sistemazione che aveva scelto si rivelò inadeguata. Il terreno era pieno di vermi che mangiavano le sue provviste e l’acqua era così fangosa che quando la bevevi ti si seccava la gola.

Allora Davidino pensò: “Me ne andrò più in profondità, dove c’è la roccia; lì l’acqua è limpidissima e i vermi non possono arrivare…”

E così raccolse le sue cose e si rimise in viaggio.

Trivellando trivellando, raggiunse la profondità desiderata, dove finalmente trovò ciò che stava cercando. Lì infatti c’erano solamente rocce, e l’acqua era tanto trasparente e limpida che era persino possibile specchiarsi. Cosa volere di meglio?

“Questa sarà la mia nuova casa”, pensò Davidino. Quindi sistemò le sue cose in modo ordinato ed iniziò a cucinarsi un toast.

Ma bastarono pochi giorni per capire che anche quel posto non era ideale per viverci….

Faceva infatti molto freddo, non filtrava un solo raggio di luce ed il letto era durissimo; tanto duro che Davidino si svegliava ogni mattina con un mal di schiena terribile.

Così pensò: “Questo posto non fa per me; ho bisogno di luce e calore, e di rocce più morbide. Andrò più in profondità, verso il nucleo della Terra! Lì troverò quello di cui ho bisogno…”

Fece nuovamente i bagagli, rimise in moto la trivella, e partì.

Trivellando trivellando, dopo oltre due giorni di viaggio, raggiunse la periferia del nucleo e si fermò. C’era calore; e c’era luce. Come aveva ipotizzato, poi, le rocce erano così soffici da sembrare materassi di piume.

“Sapevo che non mi sarei sbagliato”, esclamò pieno di soddisfazione. “Ecco finalmente la mia nuova casa!”

Ma ancora una volta i problemi non tardarono ad arrivare… A quelle profondità, non c’era una sola goccia d’acqua; tutto era rovente e ci si scottava qualunque cosa si decidesse di fare. Inoltre la luce era molto intensa e non si poteva spegnere mai, nemmeno durante la notte, così che dormire diventava praticamente impossibile.

Scoraggiato, stanco e deluso, Davidino capì che avrebbe dovuto lasciare anche quel posto. Ma era confuso: nonostante ogni volta avesse creduto di fare la cosa giusta, aveva sempre dovuto ricredersi. Cosa avrebbe fatto adesso?

Non gli restava che affidarsi al caso; raccolse le poche cose che gli erano rimaste, salì a bordo, mise in moto la gigantesca trivella e partì, senza una meta.

Trivellando trivellando, il viaggio durò per giorni e giorni, senza che la trivella accennasse a fermarsi. Poi, un bel giorno, ruppe un ultimo strato di terriccio e fango e si arrestò, silenziosa, senza più un goccio di carburante.

Non appena la trivella si fermò, Davidino, che dopo tutti quei giorni passati a trivellare non vedeva l’ora di uscire dalla cabina di pilotaggio, spalancò occhi e bocca e si precipitò fuori, desideroso di capire dove fosse finito.

Giunto all’esterno della trivella, notò subito qualcosa di strano: c’era il sole, c’era un bellissimo cielo azzurro, c’erano alberi ed animali e c’erano persino delle persone! E queste persone facevano cose normalissime: c’era chi andava in bicicletta, chi in auto, chi sorrideva, chi invece si arrabbiava, chi andava piano e chi correva, chi giocava e chi leggeva, chi portava il cane a spasso e chi mangiava un bel gelato. Sembrava quasi come la sua città, se non per il fatto che tutto e tutti stavano con la testa in giù…

Davidino, che già era confuso perché si sarebbe aspettato di finire in qualche altro anfratto sotterraneo, e non certo alla luce del sole, rimase a bocca aperta di fronte a quelle persone e a quelle cose tanto bizzarre.

Doveva assolutamente sapere dove era finito, e così si armò di coraggio, avvicinò un bimbo che sembrava quasi assomigliargli e gli chiese: “Scusa bimbo, sai per caso dove mi trovo?”.

Il bimbo lo guardò piuttosto stranito, sia per la domanda, sia per il fatto che quel bimbo stava a testa in giù; e così gli rispose: “Ti trovi nella mia città, da questa parte del mondo. Ma lascia che ti chieda una cosa: perché te ne stai a testa in giù?”

“Veramente sei tu a testa in giù!” ribatté Davidino, sorpreso.

E in effetti, entrambi avevano ragione, guardando dal loro punto di vista!

Riflettendo su ciò che stava osservando e su quanto aveva appena detto, Davidino improvvisamente capì: quella era l’altra parte del mondo, dove le persone vivevano esattamente come a casa sua, dipendeva solo da dove le guardavi.

E guardandole da quella posizione ti faceva capire che nessuno aveva torto e nessuno più ragione, era solo una questione di punti di vista.

Non poteva aspettare un secondo di più: ringraziò in fretta e furia quel bambino che tanto gli assomigliava, e che lo prese davvero per pazzo, salì sulla trivella e partì come un lampo.

“Direzione casa!!!”

Una volta arrivato, raccontò a mamma e papà della sua avventura, di come aveva visto il mondo girato sotto sopra e di quello che gli aveva insegnato. Da quel giorno le cose cambiarono per sempre: Davidino si circondò di amici con i quali giocare, saltare, cantare ballare, qualche volta, litigare ma, cosa più importante, condividendo i propri punti di vista.

E come in tutte le fiabe che si rispettino, vissero tutti felici e contenti.