La famiglia Cozza

La famiglia Cozza s’era accasata

dove l’acqua era più inquinata,

non in una limpida piscina

ma in mare, vicino a una banchina.

Capostipite era il bisnonno,

trasportato lì da un tonno;

la nonnetta, poveretta,

ancorata a un ancoretta,

insegnava a mamma Cozza

come esser meno rozza.

C’era anche papà Cozzo

diventato ahimè assai tozzo.

Avevan tanti figlioletti

alcuni grandi, altri ancora bambinetti.

Una famiglia un po’ assortita

ma anche tanto tanto unita,

che per vivere e mangiare,

di mestiere, puliva il mare.

Ai Cozza quel lavoro

non forniva un gran decoro.

Era anzi assai umiliante:

di quel mare ogni abitante

li evitava un po’ schifato:

“Ma almeno ti sei lavato?”

“Brutta cozza puzzolente,

stai nel guscio, non uscir per niente!”

Un bel dì, di martedì,

la famiglia si riunì:

“Siamo stufi delle offese

scioperiam per tutto il mese!”

In quattro e quattro otto

saltò fuori un quarantotto:

spazzatura dappertutto…

“Servon altri mangiatutto!

Che un bel bando sia bandito!”

chiosò il sindaco impettito!

Le prime a farsi avanti

furon vongole festanti

ma mangiaron solo sabbia

scatenando una gran rabbia.

Fu la volta di un’orata

ma era troppo delicata;

ci provò anche un polpo:

per la puzza non resse il colpo.

Alla fine della fiera,

l’acqua era sempre nera.

Ora ognuno avea capito

che gran sbaglio aver ferito

la famiglia delle cozze

seppur fossero un po’ zozze.

Il loro ruolo era importante!

Così il sindaco garante

mandò una delegazione

per calmar l’agitazione

delle cozze scioperanti.

Con tante scuse degli altri abitanti.

Dopo lunga trattativa,

si trovò cosa serviva:

“Dallo squalo alla conchiglia,

mai più offese alla famiglia.

Ma di contro, che le cozze

per sembrare meno zozze

ogni giorno, senza fretta,

si faccian na doccetta!